La sentenza del giudice Carlo Sorgi di Bologna è la prima di una lunghissima serie.
Sono circa una sessantina i ricorsi presentanti dalla Fiom, praticamente in ogni stabilimento italiano del gruppo Fiat contro l’esclusione dei metalmeccanici della Cgil dalle Rappresentanze sindacali aziendali.
«Abbiamo preparato una sorta di format – spiega l’avvocato Franco Focareta – che è stato integrato con le singole specificità degli stabilimenti. (continua…)
(AGI) – Roma, 23 giu. – La Corte Costituzionale ha dichiarato in parte infondate e in parte inammissibili le questioni sollevate da 10 Regioni in merito alla legge delega sul nucleare. Lo si apprende da fonti di Palazzo della Consulta. I ‘giudici delle leggi’ hanno affrontato l’esame delle questioni nella camera di consiglio odierna, rigettando cosi’ i ricorsi presentati da Lazio, Umbria, Basilicata, Toscana, Calabria, Marche, Molise, Puglia, Liguria ed Emilia Romagna (il Piemonte aveva deciso di ritirare il suo), illustrati durante l’udienza pubblica di ieri mattina. Il deposito delle motivazioni della sentenza, che sara’ redatta dal vicepresidente della Corte Ugo De Siervo, e’ atteso per le prossime settimane.
Accolta la richiesta di un’italiana di origine finlandese.
Il governo presenta ricorso.
La Cei: «Sentenza ideologica»
«La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini in una nota annuncia che «il governo ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo». Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera (organo della Corte chiamato a pronunciarsi su un caso che solleva una grave questione relativa all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione o dei Protocolli, oppure un’importante questione di carattere generale). Qualora invece il ricorso non dovesse essere accolto, la sentenza diverrà definitiva tra tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni. Il Vaticano ha espresso «stupore e del rammarico» per una sentenza «miope e sbagliata». Netta la presa di posizione della Cei che boccia la sentenza parlando di «visione parziale e ideologica».
L’Italia ricorrerà contro la sentenza della Corte dei diritti dell’uomo che ha detto ‘no’ ad esporre il crocifisso nelle scuole. L’ufficio di Nicola Lettieri, il magistrato che difende l’Italia presso la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, conferma che verrà presentato un ricorso contro la sentenza odierna. Un ricorso “per rinviare il caso davanti alla ‘Grande Chambre’ della Corte, ha detto una collaboratrice del magistrato. La Corte ha emesso oggi una sentenza nella quale stabilisce che esporre il crocifisso nelle classi della scuola pubblica è contrario al diritto dei genitori di educare i loro figli secondo le proprie concezioni religiose, e al diritto degli alunni alla libertà di religione. Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, la laicità delle istituzioni non nega il ruolo del cristianesimo. “Ovviamente – premette Fini – bisognerà attendere le motivazioni della sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, ma fin d’ora – aggiunge – mi auguro non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana”. Immediata la replica del ministro dell’Istruzione MariaStella Gelmini che attacca la corte :”Nel nostro Paese nessuno vuole imporre la religione cattolica e tantomeno la si vuole imporre attraverso la presenza del crocifisso. E’ altrettanto vero che nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità”. Per le sentenze della Corte come quella emessa oggi da una giuria di sette membri è possibile ricorrere in appello, chiedendo il rinvio del caso davanti alla ‘Grande Chambre’, composta di 17 membri. La richiesta d’appello, tuttavia, viene prima esaminata da un collegio di cinque giudici, che può respingerla se considera che il caso non sollevi questioni gravi relative all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo o dei suoi protocolli, oppure una questione di carattere generale.
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