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30 novembre 2011

Influenza: Creato in laboratorio super virus – Panico nel mondo scientifico

Archiviato in: Sanità — Achab @ 22:49
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Roma, 29 nov. (Adnkronos Salute) – Creato in laboratorio un super virus dell’influenza, virtualmente capace di sterminare la popolazione. I ricercatori che l’hanno prodotto, vogliono che il loro lavoro sia pubblicato, mettendo dunque nero su bianco come si può riuscire a ottenere un virus così contagioso e aggressivo. Ma la comunità scientifica si oppone alla pubblicazione, in tanti sollevano dubbi sull’opportunità dell’esperimento. E divampano le polemiche.

Il virus è una variante geneticamente modificata dell’H5N1, responsabile dell’influenza aviaria: la versione ottenuta in laboratorio è in grado di trasmettersi molto più facilmente da uomo a uomo e potrebbe contagiare milioni di persone in tempi rapidissimi. La nuova ‘creatura’ incarna le paure della comunità scientifica, da sempre preoccupata che il virus dell’aviaria – attualmente aggressivo ma non abbastanza contagioso – potesse mutare geneticamente acquisendo la capacità di causare una pandemia. (continua…)

27 novembre 2009

Nuovo studio chiarisce le dinamiche delle pandemie influenzali

Un’equipe internazionale di scienziati ha messo a punto un nuovo modello utile per predire le pandemie influenzali e l’efficacia dei vaccini.

Lo studio, in parte finanziato dall’Unione europea e pubblicato sulla rivista Science, mette in relazione l’evoluzione del virus e i livelli di immunizzazione necessari per prevenire la diffusione su larga scala della malattia nella popolazione. I risultati potrebbero infine consentire di meglio comprendere le dinamiche alla base di numerose malattie infettive.

Una parte del finanziamento destinato a questa ricerca, che ha riunito ricercatori olandesi, britannici e statunitensi, deriva dal progetto EMPERIE (“European management platform for emerging and re-emerging infectious disease entities”), a sua volta finanziato in riferimento alla tematica “Salute” del Settimo programma quadro (7° PQ).

I virus dell’influenza hanno una maggiore probabilità di “ingannare” il sistema immunitario dei propri ospiti poiché presentano aminoacidi diversi in corrispondenza dei principali punti molecolari. La probabilità di contrarre il virus e di esserne a lungo portatori è direttamente proporzionale alla quantità di differenze tra il ceppo influenzale per il quale si è stati vaccinati e il nuovo ceppo.

I ricercatori hanno lavorato sulla base dell’influenza equina: “È dagli anni sessanta che si utilizzano vaccini contro l’influenza equina, in modo particolare per i cavalli da corsa”, si afferma nello studio. “Per più di quarant’anni tutte le infezioni associate all’influenza equina sono state causate da ceppi del sottotipo H3N8, che ha un decorso simile a quello dell’influenza stagionale A che colpisce gli esseri umani”.

Questo studio ha rilevato che quando due o più aminoacidi vengono sostituiti, prende il via l’epidemia. La probabilità di contrarre l’infezione e, di conseguenza, dello sviluppo di pandemie di dimensioni significative aumentano se il sistema immunitario dell’ospite percepisce il nuovo virus e il virus contro il quale è stato vaccinato come appartenenti a due ceppi completamente diversi. Sulla base del fatto che nella popolazione vi sono soggetti vaccinati contro diverse tipologie di influenza (a seconda di quando è avvenuta la vaccinazione) e soggetti non immunizzati contro questi virus, gli scienziati hanno determinato che il grado di variabilità dell’immunità ai virus nella popolazione è un fattore chiave per quanto concerne il rischio di epidemia.

Infine, gli scienziati auspicano che i risultati ottenuti possano aiutare i responsabili della sanità pubblica a valutare l’efficacia dei vaccini sulla base del legame di quest’ultimo con il ceppo preponderante in e il livello si immunizzazione nella popolazione. “La ricerca concerne l’uso dei vaccini per il controllo dell’influenza a carattere pandemico”, continua lo studio. “I vaccini prepandemici hanno il vantaggio di poter essere utilizzati a scopo profilattico e di poter essere distribuiti in tempi rapidi ai soggetti a rischio in caso di crisi, ma è improbabile che rispondano perfettamente ai ceppi in circolazione. Il nostro lavoro dimostra che anche questi vaccini possono avere dei benefici per la popolazione; l’aumento della percentuale di persone vaccinate può compensare la mancata identità tra i ceppi.

“L’obiettivo è associare i risultati delle dinamiche epidemiche. È un obiettivo realistico poiché continuano ad essere raccolti i dati sequenziali dell’influenza”, conclude lo studio. “Le idee presentate [in questo studio] potrebbero essere applicate a numerose classi di infezioni, comprese le classi emergenti, riemergenti e le malattie infettive esistenti”.

Fonte: http://www.molecularlab.it/ (12/11/2009)

11 novembre 2009

Suina, monitoraggio nazionale della SIOMI

SIOMILa Siomi ha predisposto un’indagine osservazionale nazionale diffusa attraverso la mailing list della Società, “OmeopatiaOnline”, per monitorare l’evoluzione della pandemia, le caratteristiche sintomatologiche delle forme in circolazione, l’efficacia delle terapie complementari nel ridurre i tempi e le complicanze, l’accurata raccolta anche degli effetti collaterali della vaccinazione che sono in genere sottostimati.

di Tiziana Di Gianpietro

E’ stata distribuita ai Soci SIOMI sparsi su tutto il territorio nazionale, una griglia di rilevamento che permetterà di schedare rapidamente i sintomi presentati dal paziente e di analizzarli in breve tempo rilevando le caratteristiche cliniche della pandemia in corso, l’evoluzione clinica in rapporto al tipo di terapia effettuata, l’aderenza alle vaccinazioni, le possibili complicanze legate alla composizione del vaccino. I dati rilevati saranno utilizzati per confrontare ed implementare i comportamenti terapeutici dei Soci e potranno essere disponibili per la condivisione con altre associazioni mediche o con le istituzioni sanitarie.

I primi riscontri del nostro lavoro online, a distanza di una settimana dall’esplosione della pandemia (l’Italia è nell’occhio del ciclone!) ci permettono di essere concordi con alcune affermazioni e di dissentire da altre.

A grandi linee: la diffusione è massima nelle età giovanili, l’influenza è abitualmente leggera e tende a risolvere in media in tre giorni. I sintomi più frequenti sono la febbre elevata, la tosse insistente, i dolori muscolari e la cefalea.

Più frequenti sembrano essere gli effetti collaterali da vaccino: a fronte dell’unico caso di orticaria segnalato dal Ministro Fazio si è avuto, per esempio, in un gruppo di dieci dosi distribuite in una stessa seduta a membri del personale sanitario, ben sei effetti collaterali di tipo neurologico.

L’indagine della SIOMI si propone lo scopo di raccogliere informazioni dall’ottica di visuale della comunità dei medici omeopati, con l’intento di scambiarli con tutti gli altri dati raccolti ai fini di una oggettiva conoscenza della problematica, riducendo dunque i bias di selezione che conducono ad una più frequente segnalazione dei soli casi più gravi, trascurando gli altri. Questo ci sembra importante, dal momento che non esistono, ad oggi, sui sintomi propri dell’influenza, sulla terapia, sul vaccino, delle reali certezze.

pdfAPPROFONDIMENTO

27 ottobre 2009

H1N1, a rilento la vaccinazione dei medici

Inizia con il ‘freno a mano tirato’ la campagna di vaccinazione dei medici e degli operatori della sanità contro l’influenza A

Sebbene la prima partita di dosi del vaccino contro il virus H1N1 sia arrivata in tutte le Regioni, solo in nove è effettivamente partita la campagna di vaccinazione: Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte, Emilia Romagna, Molise, Puglia, Toscana, Campania e Calabria. Nelle Marche e in Sicilia si comincia oggi (ieri ndr). In tutte le altre si aspetta, per diversi motivi. C’è chi attende un maggior numero di dosi (Abruzzo, Basilicata, Umbria), e chi invece, per scelta, ha deciso di non accavallare la vaccinazione pandemica con quella contro l’influenza stagionale (Provincia autonoma di Trento, Sardegna, Basilicata, Provincia autonoma di Bolzano). E’ quanto è emerso da un’indagine che ha interpellato i vari assessorati alla Sanità e gli uffici regionali che si occupano della campagna vaccinale.

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