Bacheca Termolese – Free space urbano

12 ottobre 2011

Riceviamo e pubblichiamo – da Michele Petraroia: “Sottostima dei rischi per il futuro dei piccoli Atenei stretti tra la controriforma Gelmini e il taglio dei finanziamenti nazionali”

I drastici tagli al diritto allo studio, alla ricerca scientifica e al sistema universitario nazionale mettono a rischio la prospettiva degli Atenei minori che non dispongono delle risorse minime per ottimizzare i costi di gestione, assicurare i servizi agli studenti e garantire un’elevata qualità didattica.

In realtà è tutto il sistema universitario nazionale che rischia di rimanere schiacciato tra la riforma Gelmini  ( legge 240/2010 ) e l’inadeguatezza dei finanziamenti dello Stato. E’ preoccupante che in un paese come l’Italia, non detentore di materie prime, non si assuma la conoscenza e il sapere, come la priorità strategica su cui investire. (continua…)

13 settembre 2011

A rischio i professori di latino e greco

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Sono arrivati sulle gradinate del Miur i docenti di latino e greco del liceo classico rimasti senza cattedre o con meno ore perché il ministro Gelmini ha aperto le porte del ginnasio anche ai loro colleghi che insegnano italiano e latino in altri indirizzi.

Viceversa per i prof di latino e greco non sarà possibile spostarsi su altri indirizzi in caso restino senza cattedre. «Nonostante le 67.000 immissioni in ruolo, ostentate dal Ministro Gelmini come uno straordinario risultato, l’anno scolastico 2011-2012 si apre all’insegna di pesanti contraddizioni. I docenti di latino e greco, della Classe di Concorso A052, che dopo essersi costituiti in un Coordinamento il primo giorno di scuola, hanno organizzato il sit-in di protesta di fronte al Ministero dell’Istruzione, «per denunciare le politiche antimeritocratiche di questo Governo che stanno (continua…)

2 agosto 2011

Scuola Pubblica: Dopo la sentenza del Consiglio di Stato sui tagli c’è disponibilità di 400 posti che andranno a docenti e tecnici

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Aldo Ciaramella Sono oltre 400 i posti, disponibili e vacanti, nella scuola molisana che potrebbero essere ricoperti con il nuovo anno scolastico. Di questi, secondo un’elaborazione fatta dalla Cgil scuola, 173 sono riservati a docenti e 233 agli assistenti tecnici. Cattedre e sedi liberatisi per via di molti trasferimenti e personale messosi in congedo definitivo e che ora sono rivendicati dagli stessi insegnanti precari e dai sindacati di settore. Un’operazione di recupero nella scuola molisana che è stata accreditata dal Consiglio di Stato nell’udienza di venerdì scorso dove è stato stabilito che i tagli operati nelle scuole sono illegittimi. L’organismo amministrativo di secondo grado si è pronunciato sull’appello del ministro all’Istruzione Gelmini contro le decisioni del Tar Lazio che aveva, su richiesta della Flc CGIL, dichiarato illegittimi i tagli agli organici nella scuola per l’anno scolastico 2010-2011. (continua)

1 agosto 2011

FLC CGIL SCUOLA: Ci sono posti disponibili ma di immissioni in ruolo ancora niente

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Mentre il  Consiglio di Stato nell’udienza di venerdì scorso ha stabilito che i tagli operati nelle scuole sono illegittimi. Il tribunale si è pronunciato sull’appello del ministro all’Istruzione Mariastella Gelmini contro le decisioni  del Tar Lazio che aveva, su richiesta della FLC CGIL,  dichiarato illegittimi i tagli agli organici della scuola per l’anno scolastico 2010-2011. Il Consiglio di Stato ha decretato l’illegittimità dei decreti interministeriali con i quali sono stati determinati i tagli agli organici del personale della scuola (nel triennio oltre 87.000 posti di lavoro cancellati). Ora la Gelmini dovrà  ridare gli organici alle scuole e più posti per i precari sulla base di un vero piano triennale. (continua…)

24 marzo 2011

CIP MOLISE – Sull’esclusione dei “diversamente abili” dalla finale dei giochi sportivi studenteschi – La smentita del Ministro Gelmini

COMUNICATO STAMPA

In merito alla notizia dell’esclusione degli studenti disabili dalle finali di corsa campestre dei prossimi Giochi sportivi studenteschi, il Miur precisa che, dall’anno scolastico 2009/2010, le Finali nazionali dei Giochi si svolgono nelle discipline organizzate dalle rispettive Federazioni sportive, a proprio totale carico. Tale decisone deriva da accordi intercorsi con il Coni, per un’equilibrata ripartizione dei compiti e dei relativi oneri finanziari.

E’ destituita di fondamento la notizia, apparsa su alcuni media, secondo cui i disabili sarebbero esclusi dalla pratica sportiva nella scuola italiana. Si tratta di una tesi falsa, usata strumentalmente per ragioni di lotta politica e non per tutelare gli interessi dei disabili. (continua…)

3 novembre 2009

Corte Ue: no a crocifisso nelle scuole

crocifisso

Accolta la richiesta di un’italiana di origine finlandese.

Il governo presenta ricorso.

La Cei: «Sentenza ideologica»


«La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini in una nota annuncia che «il governo ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo». Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera (organo della Corte chiamato a pronunciarsi su un caso che solleva una grave questione relativa all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione o dei Protocolli, oppure un’importante questione di carattere generale). Qualora invece il ricorso non dovesse essere accolto, la sentenza diverrà definitiva tra tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni. Il Vaticano ha espresso «stupore e del rammarico» per una sentenza «miope e sbagliata». Netta la presa di posizione della Cei che boccia la sentenza parlando di «visione parziale e ideologica».

L’Italia ricorrerà contro la sentenza della Corte dei diritti dell’uomo che ha detto ‘no’ ad esporre il crocifisso nelle scuole. L’ufficio di Nicola Lettieri, il magistrato che difende l’Italia presso la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, conferma che verrà presentato un ricorso contro la sentenza odierna. Un ricorso “per rinviare il caso davanti alla ‘Grande Chambre’ della Corte, ha detto una collaboratrice del magistrato. La Corte ha emesso oggi una sentenza nella quale stabilisce che esporre il crocifisso nelle classi della scuola pubblica è contrario al diritto dei genitori di educare i loro figli secondo le proprie concezioni religiose, e al diritto degli alunni alla libertà di religione. Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, la laicità delle istituzioni non nega il ruolo del cristianesimo. “Ovviamente – premette Fini – bisognerà attendere le motivazioni della sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, ma fin d’ora – aggiunge – mi auguro non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana”. Immediata la replica del ministro dell’Istruzione MariaStella Gelmini che attacca la corte :”Nel nostro Paese nessuno vuole imporre la religione cattolica e tantomeno la si vuole imporre attraverso la presenza del crocifisso. E’ altrettanto vero che nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità”. Per le sentenze della Corte come quella emessa oggi da una giuria di sette membri è possibile ricorrere in appello, chiedendo il rinvio del caso davanti alla ‘Grande Chambre’, composta di 17 membri. La richiesta d’appello, tuttavia, viene prima esaminata da un collegio di cinque giudici, che può respingerla se considera che il caso non sollevi questioni gravi relative all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo o dei suoi protocolli, oppure una questione di carattere generale.

29 luglio 2009

Insegnanti e Presidi al nord

bossi con dito

Quest’uomo che parla in un oscuro dialetto e comunica con gesti primitivi è all’attenzione del Ministro della Cultura Gelmini (ben nota per le riforme). Vuole infatti riformare l’uomo in foto e tutti coloro che parlano dialetti di difficile comprensione in Parlamento.

Il Ministro infatti, per ovviare a queste sacche di scarsa conoscenza della lingua italiana, ha inviato nelle scuole del nord Italia 647 i nuovi presidi che inizieranno a lavorare nelle scuole da settembre. Un bel numero, non c’è che dire: da tempo non c’era un ingresso di queste dimensioni.

Gli idonei sono per metà campani, 346. Altri 91 sono calabresi, 135 i siciliani e 147 i pugliesi. Fatte le dovute somme, ci si rende conto che la quasi totalità degli idonei a cui si farà riferimento per la scelta dei dirigenti è meridionale.

Tali proporzioni turbano l’uomo nella foto ed i suoi assomiglianti in quanto le squadre di acculturazione lombarda provengono dalle regioni meridionali dove ben si conosce sia la letteratura che la sintassi della lingua nazionale.

Non c’è però da meravigliarsi in quanto anche dalle nostre parti abbiamo gente che parla dialetti incomprensibili e porta lo stesso fazzoletto dell’uomo della foto.

Da settembre quindi ci sarà una distribuzione a pioggia di presidi meridionali che cascherà un po’ su tutte le scuole d’Italia ma soprattutto al nord dove i posti vacanti sono in maggior numero. Ed è per questo che a Vicenza due settimane fa con una mozione hanno intimato l’alt all’arrivo di dirigenti del Sud.

L’uomo della foto apre l’offensiva sulla scuola, con un emendamento che vorrebbe discriminare i professori, non in base alla conoscenza della lingua italiana e delle altre materie che sono chiamati ad insegnare, ma a un incredibile “test di dialetto”. Ovvero quello che già conoscono dai tempi della discesa d’oltralpe.

Professori e Presidi della missione culturale dovranno superare un “test dal quale emerga la loro conoscenza della storia, delle tradizioni e del dialetto della regione in cui intendono insegnare”. Stop dunque alla selezione basata sui titoli di studio.

Il partito dell’uomo della foto vuole inserire un test, per i professori, che attesti, per dirla con le parole del proponente, “il loro livello di conoscenza della storia, della cultura, delle tradizioni e della lingua della regione in cui vogliono andare ad insegnare”. I titoli di studio, quindi, passeranno decisamente in secondo piano.

Sempre il proponente della legge afferma che “E’ evidente che le cognizioni che hanno i nostri ragazzi in Veneto, ad esempio, siano diverse da quelle degli altri perché in Veneto si parla molto il dialetto … ci dovrà essere però prima una selezione sulle conoscenze della lingua, della tradizione e della storia delle regioni dove si intende insegnare”.

dialetto

Noi nel frattempo abbiamo iniziato a studiare e rispondiamo:

VA DAR VIA IL CUL

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