
Quest’uomo che parla in un oscuro dialetto e comunica con gesti primitivi è all’attenzione del Ministro della Cultura Gelmini (ben nota per le riforme). Vuole infatti riformare l’uomo in foto e tutti coloro che parlano dialetti di difficile comprensione in Parlamento.
Il Ministro infatti, per ovviare a queste sacche di scarsa conoscenza della lingua italiana, ha inviato nelle scuole del nord Italia 647 i nuovi presidi che inizieranno a lavorare nelle scuole da settembre. Un bel numero, non c’è che dire: da tempo non c’era un ingresso di queste dimensioni.
Gli idonei sono per metà campani, 346. Altri 91 sono calabresi, 135 i siciliani e 147 i pugliesi. Fatte le dovute somme, ci si rende conto che la quasi totalità degli idonei a cui si farà riferimento per la scelta dei dirigenti è meridionale.
Tali proporzioni turbano l’uomo nella foto ed i suoi assomiglianti in quanto le squadre di acculturazione lombarda provengono dalle regioni meridionali dove ben si conosce sia la letteratura che la sintassi della lingua nazionale.
Non c’è però da meravigliarsi in quanto anche dalle nostre parti abbiamo gente che parla dialetti incomprensibili e porta lo stesso fazzoletto dell’uomo della foto.
Da settembre quindi ci sarà una distribuzione a pioggia di presidi meridionali che cascherà un po’ su tutte le scuole d’Italia ma soprattutto al nord dove i posti vacanti sono in maggior numero. Ed è per questo che a Vicenza due settimane fa con una mozione hanno intimato l’alt all’arrivo di dirigenti del Sud.
L’uomo della foto apre l’offensiva sulla scuola, con un emendamento che vorrebbe discriminare i professori, non in base alla conoscenza della lingua italiana e delle altre materie che sono chiamati ad insegnare, ma a un incredibile “test di dialetto”. Ovvero quello che già conoscono dai tempi della discesa d’oltralpe.
Professori e Presidi della missione culturale dovranno superare un “test dal quale emerga la loro conoscenza della storia, delle tradizioni e del dialetto della regione in cui intendono insegnare”. Stop dunque alla selezione basata sui titoli di studio.
Il partito dell’uomo della foto vuole inserire un test, per i professori, che attesti, per dirla con le parole del proponente, “il loro livello di conoscenza della storia, della cultura, delle tradizioni e della lingua della regione in cui vogliono andare ad insegnare”. I titoli di studio, quindi, passeranno decisamente in secondo piano.
Sempre il proponente della legge afferma che “E’ evidente che le cognizioni che hanno i nostri ragazzi in Veneto, ad esempio, siano diverse da quelle degli altri perché in Veneto si parla molto il dialetto … ci dovrà essere però prima una selezione sulle conoscenze della lingua, della tradizione e della storia delle regioni dove si intende insegnare”.

Noi nel frattempo abbiamo iniziato a studiare e rispondiamo:
VA DAR VIA IL CUL