Bacheca Termolese – Free space urbano

2 agosto 2012

Alga “nera”? – ma mi faccia il piacere! Questa è l’alga di … San Basso

Enti ed Istituzioni che mettono a rischio la loro credibilità per sostenere la Bio – Fuffola del fenomeno benefico del mare colorato dall’alga che fa bene.

Persone serie a capo di Istituzioni importanti che si affannano a descrivere in modo rassicurante e rincuorante un qualcosa a cui avrebbero dovuto mettere rimedio da oltre quindici anni.

(continua…)

29 luglio 2010

Alga “nera”? – ma mi faccia il piacere! Questa è l’alga di … San Basso

Abbiamo visto in televisione delle bellissime posidonie verdi  e ben ancorate sul fondo.

Abbiamo sentito un resoconto sull’evento che francamente ci è sembrato si riferisse a qualcosa di  molto diverso.

(continua…)

7 ottobre 2009

L’ennesimo «no» al nucleare

Archiviato in: ambiente,Fonti Energetiche — Achab @ 22:58
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Un secco «no» arriva dal consiglio comunale del piccolo centro agricolo del Basso Molise, contro l’ipotesi di realizzazione di una centrale nucleare tra Termoli e Campomarino, nel nucleo industriale «Valle del Biferno», area che sarebbe stata prescelta per l’impianto atomico dal governo, all’interno di una mappa nazionale che ha già fatto il giro d’Italia e che sta scatenando le reazioni delle popolazioni interessate.

logo nuclear

È quanto scaturito l’altra sera nell’ambito di una assise civica monotematica e straordinaria, assemblea cui hanno partecipato non solo gli amministratori del paese ma anche dalla popolazione e soprattutto dagli studenti. «Questo è un momento importante per la comunità – ha detto in sintesi il sindaco di Ururi, Antonio Cocco – perché è stato detto no ad un progetto scellerato per Termoli e per il Molise».

«L’ipotesi di realizzazione di una centrale nucleare – ha dichiarato ancora il primo cittadino del centro di origini albanesi – è una scelta suicida per il nostro territorio, che è già stato fortemente martoriato dall’installazione di numerose industrie come le chimiche, la centrale turbogas, il gessificio ed altre ancora». Il sindaco di Ururi già alcune settimane addietro aveva espresso la propria idea contraria alla centrale atomica ed ora, dopo l’annuncio dello stesso primo cittadino, anche il consiglio comunale si è pronunciato.

Secondo gli amministratori, però, la battaglia è solo iniziata, «in quanto – dicono – occorre fare quadrato attorno alla questione, occorre che tutte le istituzioni si pronuncino a cominciare dalla Regione, per creare un vero e proprio muro attorno a quest’assurdo progetto che determinerebbe la fine per il Molise, la fine di una ambiente salubre, della natura, dell’agricoltura e delle produzioni di qualità, oltre alla presenza preoccupante, ogni giorni, di un mostro e dei suoi rifiuti». In aula era anche presente una delegazione di studenti, contrari anche loro alla realizzazione di una centrale nucleare a Termoli. «Che ne sarà del futuro – dice uno studente – e soprattutto del nostro futuro.

Forse ai politici interessa poco, ma qui, vogliamo ricordare,è in gioco anche il futuro dei loro figli, oltre che il futuro del territorio». «In altri Paesi d’Europa – aggiungono gli studenti – le centrali le stanno smantellando, al nord della Germania gli ambientalisti si incatenano per fermare i rifiuti nucleari e noi qui che facciamo? Costruiamo una centrale?».

La questione della realizzazione torna fortemente di attualità anche perché il prossimo febbraio sarà pubblicato il decreto governativo che in sostanza darà un colpo di acceleratore ai progetti per la realizzazione degli impianti. Dal comune di Ururi arriva anche un appello affinché parta la mobilitazione delle istituzioni e della popolazione attorno al progetto di realizzare una centrale nucleare nel territorio di Termoli, con tutta probabilità in una zona alluvionale e dove insistono già un polo chimico con industrie ad alto rischio. Presto la protesta potrebbe accendersi soprattutto su Termoli, in forme anche clamorose.

di Giuseppe Castelli

07/10/2009

http://iltempo.ilsole24ore.com/molise/2009/10/07/1078292-ennesimo_nucleare_arriva_consiglio_ururi.shtml

2 ottobre 2009

Un’ora di pioggia e Termoli va in crisi

Un repentino cambiamento del tempo alle 12.30di stamane a sibito riportato alla mente che l’estate è ormai un ricordo e che è il caso di fare il classico “cambio di stagione” degli abiti da usare.

Da qui ad immaginare cosa sarebbe successo da li a poco con un’ora circa di pioggia intensa ma breve, ce ne vuole. Per molti è da anni, una vicenda annunciata, come per i valorosi Franco Fasciano e Nicola Basso che abitano a viale Trieste 17.

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Questi due valorosi, vigili verso il tempo e malfidenti verso i tombini cronicamente senza manutenzione, resosi conto che ancora una volta il sistema di drenaggio dalle acque piovane di viale Trieste, avrebbero fatto “acqua”, armati di strumenti rudimentali … sono intervenuti. Come al solito un cospicuo volume di “sporcizie” che ostruiva i tombini viene rimosso arginando il rischio di alluvione nel palazzo in cui vivono.

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Al loro senso civico va il plauso dei commercianti e degli abitanti di viale Trieste 17 mentre il giudizio morale al primo cittadino ed al suo staff di “fine stagione”.

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Altri punti della città, come al solito, hanno confermato la loro cronica criticità ma devono forse essere i cittadini ad occuparsi di tali eventi annunciati? Termoli in crisi per il fancazzismo di più di qualcuno che viene pagato per un lavoro che non svolge, nel menefreghismo generale di una Amministrazione Comunale anch’essa vittima, per accanimento terapeutico su malato terminale.

Evento non annunciato ma di grosso impatto visivo e sanitario lo abbiamo constatato sul piazzale del porto, il cui massimo effetto si constatato proprio nell’area occupata dalle Forze dell’Ordine.

I lavori di rifacimento della “banchina di riva” effettuati e forse conclusi hanno di fatto peggiorato le difficoltà di chi transita sul piazzale, per lavoro o per diporto. Tali lavori, subito contestati dagli armatori dei pescherecci ivi ormeggiati, hanno prodotto a loro dire, un onda di rimbalzo che mette a rischio le imbarcazioni. Tale disagio era stato già registrato dalla locale Capitaneria di Porto che aveva chiesto sicurezza ed ospitalità, almeno per l’unità SAR, presso la banchina dei fratelli Marinucci.

Oggi, in modo spettacolare, si è assistito ad un altro fenomeno negativo prodotto da tali lavori. Al termine della stesa del manto d’asfalto, come fosse un telo pietoso, mancavano caditoie e tombini che da tempo immemorabile drenavano le acque piovane dell’immenso piazzale posto in modo declive rispetto al piano cittadino, col gravoso compito di smaltimento delle acque.

Venendo abolita questa importante funzione, l’intensa ma breve pioggia di oggi ha prodotto un allagamento cospicuo del piazzale ma la novità assoluta è stata quella da noi constatata. Dai tombini prospicienti il mercato ittico e sopravvissuti ai lavori fuoriusciva, con una portata di impressionante intensità, un “mare di feci” (di merda – se preferite). Tale fiume di liquami, mescolati all’acqua stagnante sul piazzale, dopo aver raggiunto un livello di oltre trenta centimetri in corrispondenza della postazione Guardia di Finanza, si è sversata a mare.

Galleggiava di tutto, liquami maleodoranti dal contenuto francamente organico, topi morti, cotton fiocc ed ogni altra schifezza possa riscontrarsi in una fogna.

Le difficoltà a fronteggiare la situazione da parte delle persone presenti è stata notevole ma le loro preoccupazioni sono state dissipate da un fenomeno straordinario. Una massa enorme di pesci, cefali sicuramente, all’interno del porto, stavano freneticamente a testa all’insù per alimentarsi con la fetida melma che si sversava in acqua.

Sicuramente nei pensieri degli uomini delle Forze dell’Ordine, impegnati quotidianamente anche nella difesa dell’Ambiente, alcune perplessità saranno balenate e noi, per non aumentare il loro imbarazzo, ci siamo astenuti dal documentare fotograficamente l’accaduto, certi che non mancheranno di verificare le cause di questo quartomondista scenario.

I complimenti al sindaco/notaio e all’assessore ai Lavori Pubblici.

10 settembre 2009

Riceviamo e pubblichiamo – di Oreste Campopiano: Il Molise e il nucleare

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In un recente articolo ho cercato di sollecitare il dibattito su un argomento diventato di stretta attualita’, connesso alla ormai probabile realizzazione a Termoli di una delle 12 centrali nucleari che il Governo ha programmato di realizzare sul territorio nazionale.

E’ notizia di oggi (dal sito internet Virgilio-Gallery-notizie) che ” il programma nucleare italiano sta procedendo a pieno regime”, che …”gli esperti nominati dal Governo sono da tempo al lavoro” e che “e’ gia’pronta una bozza del decreto che dovrebbe dare il via definitivo all’atomo”. Il documento fisserebbe alla “..meta’ di febbraio 2010 l’avvio dei lavori di costruzione, affinche’ entro quattro anni sia gia’ in funzione la prima centrale.”

Quanto ai criteri di scelta dei siti il criterio guida sara’ ” la vicinanza ai fiumi o piu’ facilmente al mare per utilizzare l’acqua di raffreddamento”.

Saranno poi ” prese in considerazione le aree gia’ individuate in passato per la nascita di impianti nucleari e quelle con adeguata capacita’ di collegamento alla rete elettrica nazionale”.

Lo stesso sito internet pubblica anche la cartina (che riportiamo sopra) con i siti candidati, secondo i tecnici del CNR.

Se le cose stessero effettivamente cosi’ la situazione sarebbe ormai irreversibile e comunque, per quanto riguarda il Molise al punto di non ritorno, posto che come si ricordera’ quello di Termoli era gia’ stato individuato nel programma nucleare degli anni settanta come sito idoneo per la natura geologica del terreno, la presenza del mare,la facilita’ di collegamento con la rete elettrica nazionale,l’ubicazione lungo la direttrice adriatica con adeguate infrastrutture di collegamento portuali, su rotaia e su gomma .

Dobbiamo prendere amaramente atto che il silenzio delle Istituzioni e’ eloquente e brucia molto piu’ del materiale fossile che verra’ impiegato nella centrale.

Torno allora al problema vero che puo’ essere cosi’ riassunto: cosa fare di questa Regione?

Di una terra che ha conosciuto nella sua breve storia dapprima il forte spopolamento dovuto alla massiccia emigrazione, quindi il depauperamento sistematico delle sue risorse naturali (dalle acque del Biferno al gas delle Piane di Larino ).

Ed allora dobbiamo porci il problema di quale futuro assicuriamo alle nuove generazioni; di cosa faremo del complesso delle attivita’ economiche ( anche della nostra florida ristorazione) connesse al turismo specie a quello balneare? Quale agricoltura biologica o allevamento ittico potra’ essere praticata in una zona caratterizzata dalla presenza di una centrale nucleare?

Si comprendera’ che il problema non e’ solo legato alla sicurezza intrinseca della centrale, ma alla sua stessa presenza fisica che, lo si voglia o no, comportera’ problemi connessi alla gestione ed alla sicurezza dei siti con la conseguente “militarizzazione”del territorio, elementi certamente incompatibili con l’idea che tutti noi ci siamo formati di un turismo che richiama ogni anno sui nostri pochi chilometri di costa, migliaia di vacanzieri con le loro famiglie ed  i loro bambini.

Credo che i molisani abbiano almeno il diritto di essere preventivamente e tempestivamente informati del loro presente e del loro immediato futuro.

Perche’ se la scelta attuata nelle sedi politiche nazionali ed ultranazionali e’ stata quella di utilizzare questo lembo di territorio come “fondo servente” per altre realta’ dominanti (mi scuserete se insisto sul punto) allora sara’ opportuno che si metta sul tavolo anche la valutazione e la discussione franca e serena sulla utilita’ del mantenimento di una realta’ politica ed istituzionale regionale inutilmente costosa in termini di spesa pubblica.

E si deve anche sapere che nessun intervento compensativo potrebbe risarcire la nostra dichiarazione di resa in ordine alla  difesa del territorio, delle nostre origini e della nostra storia.

24 agosto 2009

Migranti, scontro tra Bossi e i vescovi

bossi con dito

Il leader della Lega critica il Vaticano.

Pronta la replica di monsignor Vegliò: “Le società sviluppate rispettino i diritti degli immigrati e non si chiudano all’egoismo”

CALALZO – “Sono parole con poco senso”.

“Che le porte le apra il Vaticano che ha il reato di immigrazione, che dia lui il buon esempio”.

Così il leader del Carroccio Umberto Bossi, da Calalzo di Cadore dov’è in vacanza, commenta la posizione dei vescovi sull’immigrazione dopo il recupero, due giorni fa, di cinque eritrei nel Canale di Sicilia.

I profughi avevano denunciato di aver perso 73 compagni durante il viaggio.

Ma il Vaticano non retrocede sulla propria denuncia e oggi ribadisce la richiesta di “rispettare i diritti dei migranti”. Il presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti, monsignor Antonio Maria Vegliò, in una intervista a Radio Vaticana sottolinea che il Vaticano è “addolorato” per “il continuo ripetersi” delle morti in mare e chiede alle società sviluppate di “rispettare sempre i diritti dei migranti” e di non “chiudersi all’egoismo”.

“E’ legittimo il diritto degli Stati a gestire e regolare le migrazioni. C’è tuttavia un diritto umano ad essere accolti e soccorsi. Ciò – aggiunge monsignor Vegliò – si accentua in situazioni di estrema necessità, come per esempio l’essere in balia delle onde del mare”.

A Bossi risponde anche monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo: “Le sue sparate a salve – che ormai non fanno più storia perchè ci ha abituato – sono solo per i suoi seguaci e non per chi come noi vuole risolvere la situazione e sono talmente gravi al pari dei fatti incresciosi avvenuti al largo del Mediterraneo. Vorrei sapere da quali fonti di informazione Bossi deduca che il Vaticano abbia il reato di immigrazione.  Sono parole del tutto gratuite”. La speranza del vescovo siciliano è che “questo fronte fittiziamente compatto della maggioranza, cominci a incrinarsi. C’è qualche buon segnale da Fini. Mi auguro che prevalga non la propaganda ma la solidarietà”.

Contro Bossi si schiera anche il responsabile immigrazione della Caritas italiana, Oliviero Forti: “Se si soffia su fuoco dell’incomprensione e dell’intolleranza si fa il gioco populista che non aiuta nessuno”, e gli “atti di razzismo e di intolleranza aumentano”.


Ma il senatur continua per la sua strada, contestando ai vescovi in particolare l’accostamento della Shoah alle stragi di immigrati che cercano di raggiungere le coste italiane. Parlando con i giornalisti, afferma di non credere all’ipotesi di omissione di soccorso degli eritrei dispersi in mare. “Non ci credo, non li avranno visti. La nostra marina ha l’obbligo di andare in soccorso”, ha detto.

E difende a oltranza la politica del Governo: grazie alle nuove leggi, secondo il leader del Carroccio, “partono molto meno di prima”. E quindi “bisogna riuscire a fermarli alla partenza se no si prosegue con l’avere un sacco di morti”. Per Bossi, infatti, c’è il rischio per troppa gente di mettere a repentaglio “la propria vita per niente perché quando arrivano qui non trovano posti di lavoro”.

Dario Franceschini, segretario del Partito democratico, prende parola per precisare come “la linea di Bossi e della Lega sull’immigrazione” sia ormai “la linea di tutto il Governo“. Per lui non ci sono più dubbi “non fosse altro perchè il ministro dell’Interno appartiene a quel partito”. Così, conclude, “puntualmente a ogni sparata leghista seguono atti amministrativi e legislativi totalmente allineati. E’ successo sulle ronde, sul reato di immigrazione clandestina, sui respingimenti e su tutto il resto”.

Sull’ultima tragedia del Mediterraneo interviene nuovamente l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) che chiede sia fatta chiarezza su quanto accaduto. “Riteniamo – ha affermato la portavoce Laura Boldrini- che sia necessario far chiarezza sulle responsabilità e ci auguriamo che la magistratura proceda in questo senso. E’ importante che non passi il principio dell’impunità, cioè che il Mediterraneo sia diventato una sorta di terra di nessuno”.

Quanto all’eventualità che i cinque sopravvissuti vengano incriminati per immigrazione clandestina, l’Unhcr ricorda che “anche in base alle nuove normative del pacchetto di sicurezza, il reato di clandestinità è sospeso per i richiedenti asilo e normalmente la quasi totalità degli eritrei che arrivano in Italia via mare fa domanda d’asilo”. Invece, ha concluso Boldrini, “vista l’esperienza drammatica vissuta dai cinque eritrei sarebbe auspicabile un loro trasferimento in una struttura in cui possa essere fornita assistenza psicologica come avviene per le vittime di disastri naturali”.

fonte: http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/cronaca/immigrati-10/bossi-vescovi/bossi-vescovi.html

Noi di Bacheca di vita termolese vogliamo rispondere al dito di Bossi con un discorso di un UOMO, prete ma realista:

28 maggio 2009

La barca dei vigili urbani

L’esecutivo di via Sannitica ha deciso l’acquisto di una barca, un «Manò Marine 21 Cabin» con motori da oltre 100 cavalli con il quale gli agenti della Polizia comunale saranno chiamati a pattugliare il mare unitamente alla Capitaneria di Porto, ai Carabinieri, alla squadriglia navale della Guardia di Finanza.

(continua…)

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