Un repentino cambiamento del tempo alle 12.30di stamane a sibito riportato alla mente che l’estate è ormai un ricordo e che è il caso di fare il classico “cambio di stagione” degli abiti da usare.
Da qui ad immaginare cosa sarebbe successo da li a poco con un’ora circa di pioggia intensa ma breve, ce ne vuole. Per molti è da anni, una vicenda annunciata, come per i valorosi Franco Fasciano e Nicola Basso che abitano a viale Trieste 17.

Questi due valorosi, vigili verso il tempo e malfidenti verso i tombini cronicamente senza manutenzione, resosi conto che ancora una volta il sistema di drenaggio dalle acque piovane di viale Trieste, avrebbero fatto “acqua”, armati di strumenti rudimentali … sono intervenuti. Come al solito un cospicuo volume di “sporcizie” che ostruiva i tombini viene rimosso arginando il rischio di alluvione nel palazzo in cui vivono.

Al loro senso civico va il plauso dei commercianti e degli abitanti di viale Trieste 17 mentre il giudizio morale al primo cittadino ed al suo staff di “fine stagione”.

Altri punti della città, come al solito, hanno confermato la loro cronica criticità ma devono forse essere i cittadini ad occuparsi di tali eventi annunciati? Termoli in crisi per il fancazzismo di più di qualcuno che viene pagato per un lavoro che non svolge, nel menefreghismo generale di una Amministrazione Comunale anch’essa vittima, per accanimento terapeutico su malato terminale.
Evento non annunciato ma di grosso impatto visivo e sanitario lo abbiamo constatato sul piazzale del porto, il cui massimo effetto si constatato proprio nell’area occupata dalle Forze dell’Ordine.
I lavori di rifacimento della “banchina di riva” effettuati e forse conclusi hanno di fatto peggiorato le difficoltà di chi transita sul piazzale, per lavoro o per diporto. Tali lavori, subito contestati dagli armatori dei pescherecci ivi ormeggiati, hanno prodotto a loro dire, un onda di rimbalzo che mette a rischio le imbarcazioni. Tale disagio era stato già registrato dalla locale Capitaneria di Porto che aveva chiesto sicurezza ed ospitalità, almeno per l’unità SAR, presso la banchina dei fratelli Marinucci.
Oggi, in modo spettacolare, si è assistito ad un altro fenomeno negativo prodotto da tali lavori. Al termine della stesa del manto d’asfalto, come fosse un telo pietoso, mancavano caditoie e tombini che da tempo immemorabile drenavano le acque piovane dell’immenso piazzale posto in modo declive rispetto al piano cittadino, col gravoso compito di smaltimento delle acque.
Venendo abolita questa importante funzione, l’intensa ma breve pioggia di oggi ha prodotto un allagamento cospicuo del piazzale ma la novità assoluta è stata quella da noi constatata. Dai tombini prospicienti il mercato ittico e sopravvissuti ai lavori fuoriusciva, con una portata di impressionante intensità, un “mare di feci” (di merda – se preferite). Tale fiume di liquami, mescolati all’acqua stagnante sul piazzale, dopo aver raggiunto un livello di oltre trenta centimetri in corrispondenza della postazione Guardia di Finanza, si è sversata a mare.
Galleggiava di tutto, liquami maleodoranti dal contenuto francamente organico, topi morti, cotton fiocc ed ogni altra schifezza possa riscontrarsi in una fogna.
Le difficoltà a fronteggiare la situazione da parte delle persone presenti è stata notevole ma le loro preoccupazioni sono state dissipate da un fenomeno straordinario. Una massa enorme di pesci, cefali sicuramente, all’interno del porto, stavano freneticamente a testa all’insù per alimentarsi con la fetida melma che si sversava in acqua.
Sicuramente nei pensieri degli uomini delle Forze dell’Ordine, impegnati quotidianamente anche nella difesa dell’Ambiente, alcune perplessità saranno balenate e noi, per non aumentare il loro imbarazzo, ci siamo astenuti dal documentare fotograficamente l’accaduto, certi che non mancheranno di verificare le cause di questo quartomondista scenario.
I complimenti al sindaco/notaio e all’assessore ai Lavori Pubblici.