Bacheca Termolese – Free space urbano

23 settembre 2009

Alla memoria di Benedetto CAIROLI

Termoli – via Cairoli


Per molti termolesi e tanti molisani è il simbolo toponomastico di una politica del secolo scorso ma chi è l’uomo a cui i termolesi hanno dedicato questa strada del centro?

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Benedetto Angelo Francesco Cairòli (Pavia, 28 gennaio 1825 – Napoli, 8 agosto 1889) è stato un politico italiano. Fu garibaldino, rifugiato politico e cospiratore anti-austriaco, deputato al Parlamento, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano nei periodi 24 marzo 1878 – 19 dicembre 1878 e 14 luglio 1879 – 29 maggio 1881.

Figlio primogenito di Carlo Cairoli, erede di agiati proprietari terrieri della Lomellina, medico, professore di chirurgia all’Università di Pavia e di Adelaide Bono Cairoli, figlia di un prefetto di Milano sotto Napoleone, poi conte dell’Impero.
Nel 1848, il padre accettò l’incarico di podestà di Pavia, durante la breve stagione del Governo Provvisorio: tornati gli austriaci, si rifugiò in Piemonte ove morì esule.

Benedetto, studente del liceo classico Ugo Foscolo e poi della facoltà di Giurisprudenza sin dal 1844 alla università di Pavia, fu partecipe del crescente clima anti-austriaco e patriottico che lì dominava e si sarebbe tradotto in una larghissima partecipazione degli studenti ai battaglioni di volontari durante la prima guerra di indipendenza.

Durante il Risorgimento italiano, nel 1848 ebbe un ruolo nelle Cinque Giornate di Milano. Nel 1859 ebbe un comando nel corpo dei Cacciatori delle Alpi del Garibaldi (insieme al fratello Ernesto). Nel 1860 (con il fratello Enrico) fu ancora con Garibaldi alla prima spedizione dei Mille: fu ferito per due volte: la prima, in modo lieve, a Calatafimi e la seconda, gravemente, a Palermo nel 1860. Nel 1866, col grado di colonnello, partecipò alla campagna di Garibaldi nel Trentino. Nel 1867 (mentre i fratelli Enrico e Giovanni conducevano lo scontro di villa Glori) combatté a Mentana. Nel 1870 partecipò ai negoziati informali con Bismarck, negoziati nel corso dei quali pare che il Cancelliere tedesco abbia promesso di appoggiare l’annessione di Roma da parte dell’Italia, a patto che il Partito Democratico si fosse adoperato per impedire un’alleanza fra il re Vittorio Emanuele II e Napoleone III.

Il prestigio del Cairoli fu grande, anche in quanto rifletteva i meriti dei quattro fratelli, tutti caduti nelle guerre risorgimentali: il padre morto in esilio, Ernesto morto tra i Cacciatori delle Alpi, Luigi morto a Cosenza, di tifo, durante la Spedizione dei Mille, Enrico morto allo Scontro di villa Glori il 23 ottobre del 1867, Giovanni morto per le ferite riportare a villa Glori.

Quando nel 1876 la Sinistra andò al potere, Cairoli, deputato sin dalla prima legislatura, quindi da 16 anni, divenne capogruppo parlamentare della maggioranza e, dopo la caduta dei governi Depretis e Crispi, il 24 marzo 1878 formò il suo primo Gabinetto.

Sin dagli anni precedenti, la sua politica estera fu filo-francese ed irredentista, in linea con i sentimenti tradizionali della Sinistra italiana ed ebbe suggello simbolico con le sue nozze (nel 1873) con la contessa Elena Sizzo Noris (1845-1920), patriota trentina, fervente irredentista.

Tale atteggiamento, tuttavia, non teneva conto del grave indebolimento della Francia, dopo la sconfitta subita alla guerra franco-prussiana, né delle latenti tensioni fra Roma e Parigi in merito alla colonizzazione della Tunisia. Mentre l’appoggio alle manifestazioni irredentiste offerto da Cairoli, contribuivano a mantenere tesi i rapporti con Vienna e l’alleato Bismark. Perciò la politica estera di Cairoli aveva praticamente posto la posizione internazionale dell’Italia in un vicolo cieco.

Gli effetti di tale isolamento furono palesi a tutti in occasione del Congresso di Berlino (12 giugno-13 luglio 1878): l’Austria-Ungheria si assicurò l’occupazione della Bosnia e dell’Erzegovina, la Gran Bretagna l’isola di Cipro, la Francia garanzie sulla Tunisia, mentre l’Italia (rappresentata dal ministro degli esteri Corti) non ottenne assolutamente nulla, in particolare in merito al Trentino.

Cairoli sostenne di aver condotto la politica delle “mani nette”, rifuggendo da tentazioni nazionaliste: l’idea essendo che Roma aveva tanto pochi diritti su una nazione africana, quanto Vienna sulle residue province italiane ma l’assenza di progressi in merito a Trento appariva in troppo palese contraddizione con l’enfasi irredentista cui sembrava conformarsi la politica del governo.

Cairoli, inoltre, poteva vantare di aver ottenuto la partecipazione dell’Italia ad un grande Congresso europeo, in qualità di grande potenza ma non fu facile per l’opinione pubblica de tempo, comprenderne i vantaggi, in assenza di guadagni di alcun tipo.

Il governo Cairoli ne uscì fortemente indebolito, cosicché cadde alla prima occasione: il tentativo da parte dell’anarchico Passannante di assassinare il Re Umberto I (17 novembre 1878). Cairoli stesso, presente al fatto, afferrò l’attentatore e ricevette una coltellata alla coscia. L’11 dicembre 1878 un ordine del giorno favorevole al governo venne respinto a grande maggioranza e Cairoli si dimise il successivo 19.

Dopo un breve governo Depretis, il 14 luglio 1879 Cairoli tornò al potere e, il 25 novembre successivo formò con Depretis un governo di coalizione, nel quale egli assunse gli incarichi di primo ministro e ministro degli esteri. Ma non aveva saputo risolvere il grave isolamento in cui languiva la politica estera italiana.

Nel 1887 fu insignito del Collare dell’Annunziata, la massima onorificenza italiana. Morì l’8 agosto 1889, mentre si trovava ospite di re Umberto I nel palazzo reale di Capodimonte, a Napoli. È sepolto insieme alla famiglia nel Sacrario che è Monumento Nazionale di Gropello Cairoli in provincia di Pavia.

via cairoli

Cairoli fu uno dei più importanti rappresentanti di quella generazione di patrioti che, dopo aver speso tutta la vita cospirando e combattendo valorosamente per la causa dell’unità nazionale e dello sviluppo del Paese.

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