COMUNICATO STAMPA 22-09-09
Alberto Montano, vice-segretario nazionale ADC, e Ferdinando Manna, cultore di storia della Democrazia Cristiana, intervengono con alcune riflessioni sulla recente presentazione del suo libro fatta dall’ex-magistrato Ferdinando Imposimato sul sequestro e sul delitto di Aldo Moro.
I “CATTIVI MAESTRI” SULLA DEMOCRAZIA CRISTIANA
di Alberto MONTANO * e Ferdinando MANNA**
La recente presentazione del libro dell’on. Mastella “Non sarò Clemente – Memorie dell’ultimo democristiano” ci offre lo spunto per alcune riflessioni relative alla presentazione di un altro libro che di recente è stato presentato in Molise. Ci riferiamo a quello dell’ex-Magistrato Dr. Ferdinando Imposimato, dall’emblematico titolo “Doveva morire”, che tratta del sequestro e dell’assassinio di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse nella primavera del 1978. In sintesi l’assunto del Dr. Imposimato è che, successivamente al sequestro del Presidente della DC, non si fece e non si volle fare tutto il possibile per salvargli la vita. A corredo delle sue tesi Imposimato cita l’insufficiente azione delle forze di polizia nella ricerca della prigione di Moro e la presenza in apparati dello Stato di agenti stranieri che depistavano le già difficili indagini. In poche parole, secondo la tesi del giudice, nelle alte sfere del potere si tramava contro la liberazione di Moro. Tale tesi tende ovviamente a rappresentare un fosco e deteriore scenario politico dell’epoca, in cui uomini di potere democratici cristiani, con la collusione di servizi segreti deviati italiani e stranieri determinarono cinicamente il sacrificio di Moro, al fine di mutare l’indirizzo politico a cui lui lavorava. Libero di perseguire la sua tesi, all’ex magistrato Imposimato vogliamo però ricordare che le risultanze processuali dei vari gradi di giudizio hanno escluso sempre ogni presenza di elementi stranieri nella gestione della vicenda e alla stessa conclusione sono giunti autorevoli ed equilibrati storici, giornalisti e studiosi, come l’ambasciatore Sergio Romano, Ernesto Galli della Loggia ecc. Tale ricostruzione è ricavabile da documenti, relazioni, articoli che periodicamente negli anni sono stati riportati sulla stampa nazionale. D’altra parte non si può parlare e comprendere compiutamente il sequestro di Aldo Moro, e quello che dopo accadde, se non si cala il tutto e si ricorda il clima di violenza che si respirava in quel periodo nel Paese, in cui il terrorismo politico di sinistra certamente viveva in un humus culturale e politico di opposizione radicale e violenta alla DC, che ne creava i presupposti e che veniva da lontano. Non si può dimenticare infatti che già nel novembre del 1969 (nove anni prima della vicenda Moro) il Paese aveva assistito all’uccisione dell’agente di polizia Antonio Annarumma durante uno sciopero generale a Milano, e poi il sequestro di dirigenti industriali e magistrati (il giudice Sossi) nei primi anni ’70, la violenta campagna di stampa estremista di sinistra che favorì l’assassinio del Commissario di p.s. Luigi Calabresi nel maggio del 1972, l’uccisione del vice Direttore della Stampa Carlo Casalegno nel novembre del 1977 e, solo dieci giorni prima del 16 marzo 1978, l’uccisione del maresciallo di P.S Berardi a Torino e via via tutte le decine e decine di vittime illustri e non illustri che insanguinarono i cosiddetti “anni di piombo”. La tesi di voler attribuire tale spirale di violenza, sia prima del delitto Moro sia dopo, all’opera di servizi segreti stranieri ed ad apparati dello stato deviati, lascia perplessi e, senza prove e certezze inconfutabili, soprattutto rischia di confondere i nostri giovani e di trasmettere loro una visone parziale e distorta di quella tragiche vicende. Ad ogni modo rimane il fatto storico del mancato cedimento al ricatto delle BR da parte degli uomini della Democrazia Cristiana di allora e che tale decisione drammatica e difficile che portò all’assassinio di Moro determinò, a giudizio di tanti, l’azione forte e congiunta dei due grandi partiti dell’epoca, DC e PCI, del sindacato e delle forze di polizia, con l’isolamento e la successiva e definitiva sconfitta del terrorismo politico e delle BR in Italia. Noi riteniamo di apprezzare (e ricordare ai nostri figli) tutto questo come esempio morale di uno Stato che fu capace allora di reagire con determinazione e fermezza ad un’ aggressione senza precedenti alle istituzioni e alla democrazia.
*Alberto MONTANO vicesegretario nazionale ADC
**Ferdinando MANNA cultore di storia della DC
















