Bacheca Termolese – Free space urbano

21 novembre 2009

FIMMG a medici di famiglia: vaccinatevi senza diffondere dubbi ma …

Nonostante le perplessità di infettivologi, immunologi, scienziati e governi europei (Polonia), il Sindacato FIMMG (solo uno dei sindacati dei medici medicina generale), il più appiattito sulle posizioni di ogni governo (Francia o Spagna …) perdura nell’insistente e fastidioso tentativo di condurre le coscienze dei Medici di Famiglia italiani verso una vaccinazione su cui la classe medica solleva ancora enormi perplessità etiche e scientifiche.

… ma FIMMG insiste nel dire:

Vaccinatevi e agevolate la vaccinazione dei soggetti a rischio, evitando di diffondere dubbi e perplessità senza fondamento sulla sicurezza dei prodotti ‘scudo’ contro il virus H1N1

Giacomo Milillo, presidente del sindacato dei medici di famiglia Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), scrive una lettera ai colleghi e li invita a fare la propria parte contro la nuova influenza A. “Siamo di fronte alla sempre maggiore diffusione della pandemia – esordisce – e il nostro compito fondamentale è quello di essere vicini ai cittadini assistendoli nel modo più compiuto e adeguato”, sottolinea. “Se da un lato ciò comporta la garanzia di cure alle persone affette da influenza – continua Milillo nella missiva indirizzata ai 27 mila iscritti Fimmg – un altrettanto importante e fondamentale compito è rappresentato dalla prevenzione della diffusione della malattia nelle fasce di popolazione più vulnerabili. Invito ciascuno di voi a farsi parte attiva per agevolare al massimo la vaccinazione delle persone a rischio e a sottoporsi alla vaccinazione contro l’influenza pandemica”. Secondo Milillo, “questi mesi saranno un banco di prova importante per la nostra categoria che dovrà dimostrare ai cittadini quanto è effettivamente al loro fianco nel momento del bisogno. La campagna vaccinale, programmata a partire dal 15 novembre, non è ancora a regime e in molte Asl si registra qualche difficoltà a decollare. In alcune Regioni si è deciso di affidare la vaccinazione ai medici di medicina generale, in altre si è preferito assegnare questo compito a sedi distrettuali o aziendali. Non è importante chi somministra il vaccino contro l’influenza A – osserva il presidente – ma la realizzazione di una adeguata copertura vaccinale. Perciò è fondamentale che il messaggio alla popolazione sia il più chiaro ed omogeneo possibile”.

… ma fortunatamente i medici di famiglia italiani “amano” i loro pazienti

GRAZIE

al dott. Mauro STEGAGNO (BO) e a tutti i medici che non fanno ai pazienti ciò che non farebbero a loro stessi

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27 ottobre 2009

Infuenza A: in Usa stato d’emergenza, in Italia medici freddi davanti alla vaccinazione

di Alessandro Santoro

Messe assieme, le due notizie fanno a pugni: mentre negli Stati Uniti il presidente Barack Obama proclama lo stato d’emergenza per l’epidemia da influenza A, in Italia: più della metà dei medici, generalisti compresi, “diserta” la campagna vaccinale lanciata dal Ministero per la profilassi delle categorie a rischio, quelle cioè che per ragioni sociali e professionali non possono correre il rischio di ammalarsi. Una notizia sulla quale la stampa nazionale si è gettata a corpo morto, soprattutto dopo la conferma del viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, secondo il quale non più del 40% dei medici si sarebbe sottoposto a vaccinazione. «Forse» è il commento riportato dalle principali agenzie di stampa «da parte nostra non è stato comunicato con sufficiente chiarezza perché è utile la profilassi».
Morale, dai servizi dei media “laici” (ossia indirizzati al grande pubblico) la classe medica esce maluccio: incosciente o pressapochista se si presta fede al mea culpa di Fazio, addirittura incosciente se si guarda a ciò che sta accadendo negli Usa.
E se la verità fosse un’altra? Se l’assenza di “entusiasmo” per la vaccinazione ministeriale fosse dovuta ad altre considerazioni? Ricordiamo le cifre dell’epidemia, per esempio: secondo il sito del Ministero a oggi risulterebbero nel mondo poco più di 400mila casi confermati (e 5mila decessi), 55mila in Europa (con 174 morti) e tremila in Italia (quattro i decessi). «Premesso che vaccinarsi sarebbe comunque opportuno» è il commento di Saffi Ettore Giustini, responsabile area farmaco della Simg «è probabile che la freddezza di tanti medici nei confronti della profilassi sia legata all’esperienza sul campo: che l’influenza A sia ormai arrivata anche in Italia è un dato di fatto, ma allora perché vaccinarsi ora, quando è troppo tardi? E poi finora il livello di mortalità e morbilità del virus rimane ampiamente al di sotto della soglia di allarme». «Io ho avuto diversi pazienti colpiti dall’influenza A» conferma Giulio Titta, presidente di Fimmg Piemonte «e la maggior parte di loro neanche s’era resa conto, pensava a un’influenza stagionale». «Ad alimentare le perplessità dei medici c’è anche l’incoerenza e l’incompletezza dell’informazione» fa eco Domenico Crisarà, segretario provinciale di Fimmg Padova «come faccio a scegliere o consigliare la vaccinazione ai miei pazienti quando la somministrazione presuppone un’informativa all’interessato lunga 4 pagine?

Come posso fare una scelta quando sono vittima di una campagna mediatica emotiva e confusa, che getta sospetti sulle multinazionali del farmaco oppure fa allarmismo inutile, come a proposito della decisione di Obama di proclamare lo stato d’emergenza, una misura preventiva che i nostri giornali hanno presentato come un indizio dell’imminente catastrofe?».

Di qui la scelta di molti medici veneti di assumere una posizione neutrale rispetto alla profilassi: «troppe ombre» conclude Crisarà «mancano gli elementi per una posizione consapevole».


http://www.gdmonline.it/portal_aree/portal_aree_attualita/portal_aree_attualita_politica_e_sanita/article-19585.view?dummy=1256678171595

H1N1, a rilento la vaccinazione dei medici

Inizia con il ‘freno a mano tirato’ la campagna di vaccinazione dei medici e degli operatori della sanità contro l’influenza A

Sebbene la prima partita di dosi del vaccino contro il virus H1N1 sia arrivata in tutte le Regioni, solo in nove è effettivamente partita la campagna di vaccinazione: Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte, Emilia Romagna, Molise, Puglia, Toscana, Campania e Calabria. Nelle Marche e in Sicilia si comincia oggi (ieri ndr). In tutte le altre si aspetta, per diversi motivi. C’è chi attende un maggior numero di dosi (Abruzzo, Basilicata, Umbria), e chi invece, per scelta, ha deciso di non accavallare la vaccinazione pandemica con quella contro l’influenza stagionale (Provincia autonoma di Trento, Sardegna, Basilicata, Provincia autonoma di Bolzano). E’ quanto è emerso da un’indagine che ha interpellato i vari assessorati alla Sanità e gli uffici regionali che si occupano della campagna vaccinale.

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