Centosei posizioni da discutere a Bari ed altre 4 a Larino. Le più importanti nel tribunale pugliese. In Molise resta un piccolo stralcio riguardante la falsità ideologica. Sotto la lente del giudice Aceto dovranno passare Verrecchia, Montanaro, Lepore e Iurescia. Per loro il gup ha fissato le udienze del 3 febbraio e del 3 marzo. Per gli altri invece, comprese numerose cariche politiche regionali, gli atti dovranno essere trasferiti da Larino a Bari affinchè il giudice fissi una nuova udienza preliminare. I tempi tecnici potrebbero essere di qualche mese. Il processo però potrebbe essere fissato nuovamente per l’estate prossima, avvicinando, per alcuni reati, il rischio di prescrizione.
LO HA DECISO IL GUP ALDO ACETO
La Procura larinese: “Una decisione che ha tutto il sapore di un pareggio tra accusa e difesa. Questi ultimi sono rimasti soddisfatti perché si abbasserà di molto l’attenzione mediatica. “
“L’importante – queste le dichiarazioni a caldo di Magrone – è che il gup Aldo Aceto abbia riconosciuto la qualità associativa degli atti delinquenziali da giudicare.Ora che sia Larino o che sia Bari a dover giudicare poco importa. Quello che resta fondamentale è il riconoscimento dell’associazione a delinquere nata in Molise da parte del gup Aldo Aceto. La prima, quella riferita ai reati sul malaffare sanità si avvaleva del sostegno della seconda. Questo era il principio che doveva passare ed è passato. Il problema della competenza per noi era del tutto relativo. La difesa, nella sua linea, ha tentato di indurre il giudice a spaccare il processo in due tronconi. E’ evidente che non c’è riuscita. Ora il gip, il riesame e la Cassazione avevano dato a noi la competenza. Il gup ha ritenuto invece che non dovesse essere così. Non possiamo contestare la sua decisione. Possiamo solo dire che un tribunale pugliese giudicherà un’associazione a delinquere molisana”.
Il procuratore Magrone ha poi sottolineato che a Bari forse il processo potrebbe essere celebrato più velocemente perché esistono le strutture adatte. A Larino ci si sarebbe dovuti imbattere in un procedimento meno veloce con un ufficio non all’altezza.
In mattinata prima della riunione in Camera di Consiglio il giudice Aldo Aceto aveva ascoltato le ulteriori eccezioni presentate dagli avvocati della difesa e, successivamente, le repliche della pubblica accusa. Per la prima volta in aula sono stati presenti tutti e tre i pm che hanno partecipato alle indagini conclusesi con gli arresti del due febbraio 2006.
Arianna Armanini ha chiarito tutti i capi d’imputazione contestati ai 112 indagati. Anche alcuni aspetti definiti fumosi dalle difese. Poi è toccato al sostituto Luca Venturi sottolineare per primo che le competenze del processo Black Hole non vanno frammentate.
“Se c’è il rinvio a giudizio – ha esordito Magrone – abbiamo la completa fiducia di qualsiasi giudice italiano. Anche se per noi la competenza resta quella del Tribunale di Larino. Fondamentale però resta il fatto che il procedimento deve rimanere unito. O tutti gli imputati devono essere giudicati a Larino, o tutti a Campobasso oppure a Bari. Questo è un processo che non deve essere diviso soprattutto per quello che riguarda l’associazione a delinquere. Perché il fatto delinquenziale venutosi a creare con le spie in Procura non è altro che una cosa nata per coprire quello che avveniva nell’inchiesta madre. Se i processi dovessero essere divisi verrebbe a mancare il cardine del procedimento stesso. Come disse anche il giudice Falcone dividere un processo significa fare perdere di significato il processo stesso”.
Restano invece a Larino quattro dei 110 imputati
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