Può apparire fuori luogo in un periodo di crisi economica e recessione dei consumi proporre un discorso sul collezionismo e sull’utilità dell’investimento in opere d’arte.
Magari qualcuno, zelante e coscienzioso, potrebbe obbiettare che non è etico spendere soldi per oggetti privi di utilità e di funzione, mentre sarebbe meglio risparmiare aspettando tempi migliori. Il clima di austerità impone (con violenza) rigore e sacrifici ma lo Stato sempre più assomiglia ad un dio inaccessibile, la cui giustizia è ferrea e disumana nella sua rigidità, e pertanto si è ritenuti a scambiare per atto morale le imposizioni di tasse e contributi che più che rilanciare l’economia sembrano impoverire ulteriormente la popolazione. (continua)























