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3 settembre 2009

Riceviamo e pubblichiamo – di Valter Vecelio: Boffo, l’Avvenire, Berlusconi, il patto con il Vaticano…

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di Valter Vecellio

Che Dino Boffo sia omosessuale, eterosessuale, entrambe le cose, insomma che cosa combina a letto, e con chi, e come, è affar solo suo e dei suoi partner; a tutti gli altri non deve interessare minimamente, così come lui, Dino Boffo, non deve essere minimamente interessato a quello che fanno tutti gli altri. Cambia, evidentemente, se il Dino Boffo omosessuale, eterosessuale, entrambe le cose, è lo stesso Boffo direttore dell’ “Avvenire”, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, dalle cui colonne si lanciano un giorno sì e l’altro pure crociate in favore della moralità, contro gli omosessuali e la loro rivendicazione di poter essere titolari di diritti come tutti, le coppie di fatto che sanno volersi bene senza doverlo giurare davanti a un sacerdote, e via dicendo. Non è consentito – non dovrebbe esserlo – predicare in un modo, e razzolare nel suo opposto.

Che Silvio Berlusconi sia un frequentatore abituale di escort – come s’usa di questi tempi definire una prostituta le cui prestazioni hanno una tariffa un po’ più elevata -; che nella sua intimità si addobbi di accappatoi bianchi, attenda o si faccia attendere in un mega-letto che ha visto riposare anche “il caro amico Putin”; che si porti per le vacanze nani e ballerine alla sua villa Certosa o altrove, è affare, evidentemente, che riguarda Berlusconi ed eventualmente la sua famiglia. Cambia evidentemente, se il Silvio Berlusconi gaudente è lo stesso Berlusconi che ricopre la carica di presidente del Consiglio; che si fa intervistare e sostiene una cosa, e qualche giorno dopo si fa nuovamente intervistare, e sostiene l’opposto di quanto aveva spontaneamente dichiarato; che racconta di un’amicizia con una ragazza che quando frequenta è ancora minorenne, assicurando che i genitori sono sempre stati presenti agli incontri; e in almeno un paio di occasioni si scopre che non è vero; e ci viene propinata – dall’interessato e dai suoi consiglieri – la balla che con il padre della ragazza conversa amabilmente di candidature e che l’ha conosciuto perché era l’autista di Bettino Craxi, no anzi, veniva all’hotel Raphael di Roma al seguito di un parlamentare ed è così che l’ha conosciuto, no anzi, il padre della ragazza era anche il padre di un ragazzo deceduto in una circostanza penosa, e aveva scritto a palazzo Chigi per averne conforto, e da palazzo Chigi era arrivata una risposta…Dai giorni in cui è emersa la storia di “papi” sono state dette bugie in quantità industriali, e in un altro paese per queste bugie si sarebbero dovute rassegnare le dimissioni, cercando contestualmente di farsi dimenticare il prima possibile.

In un altro paese. Perché nel paese della “peste” e della non democrazia, dei mille giornali e TV e della poca, quasi inesistente informazione,  accade che il presidente del Consiglio avvii una causa civile contro un giornale colpevole di porre delle domande che attendono risposta. E dichiari che a quelle domande non intende rispondere, perché a rivolgerle è un giornale di proprietà di uno svizzero, e diretto da un giornalista che accusa d’essere evasore fiscale. Ora Carlo De Benedetti sarà pure svizzero, o russo, o quello che sia; e il direttore Ezio Mauro avrà anche acquistato un appartamento di un valore X dichiarando invece un valore Y; fatto è che quelle dieci più dieci domande attendono risposta, e non le si può esorcizzare scagliando merda (l’espressione americana è “shit”, non fango)nel proverbiale ventilatore.

Ora noi abbiamo un signore, che al momento fa il presidente del Consiglio, che dice bugie sulla sua vita privata; che la moglie dice esser malato e sospira all’indirizzo della ragazza: “Magari fosse sua figlia!”; che querela un giornale sgradito; e rivendica il suo diritto a vivere come meglio crede e può. Un diritto che gli si riconoscerebbe volentieri, se non avesse detto bugie; se invece di querelare si decidesse a fornire spiegazioni credibili; e soprattutto lasciasse il prossimo libero di vivere come meglio crede, può e sa. Invece no. Stiamo parlando dello stesso signore che aderisce con entusiasmo al “Family Day” e si fa paladino dei suoi valori; che non dice una parola per contenere le scempiaggini di una Eugenia Roccella o di un Gaetano Quagliariello; che viene difeso ormai solo da un pasdaran come Daniele Capezzone, perché gli altri assistono tra il mortificato e l’allibito; e che è il proprietario – sia pure attraverso il fratello – di un quotidiano che ha scatenato una furibonda campagna contro l’ “Avvenire” e il suo direttore.

Gli umori che si agitano nella corte berlusconiana sono benissimo espressi dall’intervista che Fedele Gonfalonieri ha rilasciato al “Corriere della Sera”: chi la fa l’aspetti.

Nel frattempo la vicenda si arricchisce di ulteriori particolari. Mario Adinolfi conferma che sul conto di Boffo lui sapeva da tempo, e da tempo l’aveva scritto, sul suo blog.

Si viene a sapere che nelle settimane scorse un buon numero di vescovi e cardinali erano stati anonimamente avvertiti dell’ “affaire” Boffo; i cardinali Angelo Bagnasco prima, Tarcisio Bertone poi, scendono in campo con espressioni particolarmente dure contro Vittorio Feltri, ed esprimono solidarietà a Boffo; il direttore dell’ “Osservatore Romano” Vian, intervistato, sostiene che Boffo e “Avvenire” hanno un po’ esagerato; “Osservatore” versus “Avvenire”?

Come sia, è la certificazione che il Vaticano non è un monolite, e che l’attacco a Boffo, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non indigna proprio tutti; e che forse in Vaticano qualcuno ha giocato un ruolo non secondario. E’ credibile, anzi probabile.

Nel frattempo ci si affanna a far sapere che sia dal Vaticano che da palazzo Chigi si getta acqua sul fuoco delle polemiche; fino all’ultima dichiarazione di Berlusconi: con il Vaticano e il papa Ratzinger rapporti eccellenti, fa sapere. Anche questo è credibile, anzi probabile.

Tra Vaticano e Berlusconi c’è da sempre un’intesa ferrea: la Curia sostiene e appoggia Berlusconi; Berlusconi garantisce favori economici e politici.

E’ stato per esempio Giulio Tremonti – che quand’era “solo” un libero professionista è stato consulente per tante vicende vaticane – a escogitare il meccanismo diabolico dell’8 per mille.

E ora il Vaticano si accinge a sfruttare appieno la debolezza politica di Berlusconi su temi delicati quali divorzio, aborto, procreazione assistita, unioni civili, testamento biologico; non solo: il Vaticano tornerà alla carica su una questione molto cara a papa Ratzinger: il finanziamento delle scuole private.

Le gerarchie vaticane si sono servite e si servono di Berlusconi per raggiungere i loro scopi; il Cavaliere ha fatto e fa altrettanto del Vaticano e di una certa parte del mondo cattolico, segnatamente quella che fa riferimento a Comunione e liberazione e all’Opus Dei.

Prima o poi anche Berlusconi passerà.

Ne rideremo per le gaffes, le affermazioni, i comportamenti; e ci si dovrà rimboccare le maniche e lavorare duramente per rimediare ai tanti errori fatti. Ma prima che ciò avvenga il Vaticano e Berlusconi avranno avuto tutto il tempo per fare una quantità incredibile di danni. Già paghiamo, molto di più pagheremo.

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